LEADING LADIES OF MAKE UP EFFECTS REVIEW

Scritto da Patricia L. Terry e Gary Christensen, è il primo libro che offre un panorama biografico di 26 artiste degli effetti speciali di trucco.

Gli autori:

Gary Christensen, makeup artist designer teatrale e docente di trucco teatrale ha insegnato in diversi college nel sud della California tra cui: California State University, Fullerton e Riverside City College; è stato inoltre per due anni “Backstage” columnist per il Makeup Artist Magazine.

 

Patricia L. Terry, regista teatrale con alle spalle oltre 100 produzioni e per 13 anni direttrice artistica dell’ Alternative Repertory Theater di Orange County è stata anche Producing Artistic Director del Pandemonium Word Ballet and Literary Circus e docente di recitazione in diverse università di Orange County.

 

L’idea del libro nasce nel 2015, dice uno degli autori nell’introduzione, quando un’amica gli racconta che il suo editore, arrivato alla undicesima ristampa del celebre “Stage Makeup” di Richard Carson, era alla ricerca di nuove idee.

Da lì si aprì il dibattito su quale sarebbe stato il soggetto perfetto, molti libri negli ultimi 30 anni sono stati scritti sui mostri sacri del mondo degli effetti speciali di Make up… ma quale sarebbe stata la giusta chiave di lettura?

Dopo essere stato aggiunto al gruppo Facebook di Neill Gorton “FX 911”, l’autore rimane colpito dall’universo di foto di makeup degli studenti provenienti da ogni angolo della terra, e in particolare delle foto di classe in cui la quasi totalità sono donne. Iniziando ad approfondire la questione, diventa evidente che il futuro dell’industria sarà costellato da figure femminili ed i numeri si fanno sempre più rivelatori sulla tematica da trattare. Discutendo con la sua coautrice e compagna di vita, giungono così alla conclusione che sarebbe stato importante creare un testo che avrebbe potuto ispirare queste future professioniste. Ma come circoscrivere l’area d’azione tra le moltissime makeup designer, makeup artist union e non union e capo reparto? Dopo lunghe riflessioni la chiave di lettura scelta sono stati i premi.

Così a fine 2015 iniziano le interviste alle 26 artiste che costituiscono uno spaccato dietro le quinte di film che hanno fatto la storia del cinema: 12 vincitrici di Oscar, 9 vincitrici di Emmy e  un occhio al futuro con 5 artiste emergenti del sud della California. Il processo di scrittura è durato 2 anni portando davvero ad un risultato eccellente.

Un po’ di numeri e curiosità credo siano importanti per affrontare la tematica. Dal 1981 quando l’Academy Award per Best Makeup e Hairstyling è stato insignito per la prima volta è stato vinto da 17 donne mentre, dal 2004, quando gli Emmy Awards hanno aggiunto la categoria di Outstanding Prosthetic Makeup per Serie, Mini-Serie, Film e Special, 15 donne lo hanno vinto per i migliori Makeup Effetti Speciali.  Molte di loro hanno vinto anche dei BAFTA (UK) e i Makeup and Hairstylist Guild awards (Los Angeles, Local 706).

Oggigiorno ci sono delle situazioni che ci troviamo a dare per scontate come l’emancipazione femminile nel mondo del lavoro e nel nostro settore, questo processo non è iniziato molto tempo fa ed è importante ricordare le lotte, le pietre miliari e le persone che ci permettono di vivere il presente che abbiamo.

Nell’ introduzione al libro redatta da Michael Westmore, egli ci racconta i suoi inizi, il suo apprendistato di 3 anni agli Universal Studios e il fatto che non ci fossero donne che si occupassero di makeup e tanto meno di effetti speciali di trucco a quell’epoca, eccezion fatta per coloro che applicavano “body makeup” ossia truccavano le performer dal collo in giù. Quando poi nel 1960, grazie alla qualità del lavoro degli artisti indipendenti e dei costi minori, iniziarono a nascere laboratori di effetti speciali privati al di fuori degli Studios, si affacciarono al settore le prime professioniste donne. A metà degli anni 70 cambiarono i regolamenti dell’industria cinematografica e le assunzioni furono possibili anche per esterni agli Studios, fu naturale così l’inclusione di figure femminili che ormai già da anni lavoravano come dimostratrici, venditrici, pittrici ed insegnanti. Dall’apertura delle porte del mercato per le donne poco più di 40 anni fa, siamo arrivati ad oggi in cui oltre il 50% dei membri delle Union americane sono donne.

L’importanza di questo libro sta nell’unicità delle storie che racconta, ognuna spunto di riflessione su diverse tematiche. Storie diversissime tra loro, di inizi di carriera, fortunati eventi che dimostrano che, come ci dice Michelle Burke (vincitrice di due Oscar, uno nel 1983 per Quest of Fire e l’altro nel 1993 per Dracula di Bram Stoker) nella sua intervista: “non c’è un solo modo di fare le cose, l’importante è sperimentare con i mezzi che si hanno a disposizione”. Credo che questa affermazione debba essere interpretata sia in senso teorico che pratico per i progetti che ci troviamo a fronteggiare, sia in termini di rapporti umani che di scelte tecniche.

Nella sua storia, ci ricorda invece Lois Burwell (vincitrice dell’oscar nel 1996 per Brave Heart) quanto “ogni scelta richiede coraggio”, infatti scegliere di seguire i propri sogni e le proprie decisioni richiede audacia. A volte sono eventi inaspettati che ci cambieranno la vita, così ci racconta Tammy Lane (nel 2006 vincitrice dell’Oscar per Le Cronache di Narnia) che è incappata tra le sue tante passioni nel mondo del makeup durante i suoi studi universitari, grazie ad un viaggio sulle possibilità dell’industria dell’intrattenimento.

Tutte queste artiste provengono dai più disparati background culturali ed artistici come Christine Blundell (vincitrice dell’Oscar nel 2000 con “Sotto Sopra”) bassista Punk negli anni 70 tagliava i capelli ai membri di altri gruppi, si è trovata da lì ad intraprendere un percorso di hairstylist che l’ha condotta infine al makeup, a dimostrazione dell’importanza della pluralità di competenze al fine di diventare un professionista a 360 gradi.

Questi sono solo alcuni dei molti aneddoti che ci offre “Leading Ladies of Makeup”, testo che vuole essere un ottimo spunto e un grande incoraggiamento per chi approccia il settore e una spinta a continuare nella propria direzione per chi già ha intrapreso questa strada ma si trova come tutti a fronteggiare innumerevoli difficoltà. Del resto ogni carriera è un insieme di poliedriche esperienze che portano all’unicità del singolo artista. Senza questa molteplicità di occasioni, di cui noi stessi siamo fautori è impossibile puntare ad una crescita personale e professionale, che richiede necessariamente del tempo.

Il libro è acquistabile sul sito degli autori e anche su amazon

Grazie a Gary e Patricia per il loro lavoro di ricerca

Giulia Giorgi